
Astensionismo: un cartellino giallo che merita attenzione
In Italia, negli ultimi anni, abbiamo assistito al moltiplicarsi delle occasioni di voto e all’intensificarsi delle competizioni elettorali, tanto da indurre alcuni analisti a parlare di “campagna permanente”. Al contrario di altri Paesi, però, in Italia non si è registrato un drastico calo dell’affluenza. Fino ad oggi. Le recenti elezioni europee, infatti, sembrano mostrare un primo segnale di decrescita della partecipazione che, in base alle stime Lorien, è stato attutito dalla concomitanza con le elezioni amministrative. L’ultima chiamata alle urne, infatti, ha registrato una crescita dell’astensione stimabile in circa3 milioni e 500 mila in più rispetto alle precedenti europee e quasi 8 milioni rispetto alle recenti politiche.
Questo fenomeno è dovuto ad alcuni fattori contingenti e ad altri generali.
Tra i fattori contingenti, la crescita della “Astensione pilotata” in Sicilia, figlia della crisi istituzionale della Regione e stimabile in circa 500.000 elettori. Un discorso un pò diverso per l’Abruzzo e la Sardegna, dove, le elezioni Regionali anticipate hanno sicuramente inciso, tanto che in entrambi i casi si è votato in modo difforme dalle ultime europee.
Tra i fattori generali: i toni ed i temi della campagna elettorale, giocata più su contenuti di malcostume che di piattaforme politiche, ed un evidente disagio di una base elettorale di centro-sinistra che ha trovato nella astensione un’opzione accettabile.
Geografia della rappresentanza: conferma e ridefinizione dell’offerta politica
Ad un anno di distanza dalle elezioni politiche, al termine delle quali una grande onda di consenso aveva spostato sensibilmente l’asse verso il Centro-Destra, viene confermata la predominanza di questa area politica, seppure con qualche nuovo equilibrio interno.
Parallelamente un evidente ritorno ad una naturale multipolarizzazione della rappresentanza ristabilisce gli equilibri distrutti dalla propaganda sul “voto utile”. I due partiti maggiori nel 2008 aggregavano il 70,6% contro il 61,5% di oggi. Questa tornata ci restituisce la fotografia di un’Italia fatta di almeno 6 o 7 importanti potenziali polarità. In ogni caso, la geografia della rappresentanza conferma essere dinamica ed in repentino mutamento. Nei prossimi mesi, assisteremo sicuramente ad una profonda ridefinizione della geografia e dell’offerta politica frutto dei nuovi equilibri fra ed all’interno delle aree e dell’opportunità di soddisfare esigenze di rappresentanza che oggi non trovano sbocco.
Vincitori
La Lega è il vero vincitore di questa tornata elettorale, non solo per il saldo percentuale, quanto per la natura della sua affermazione, solida e strutturale, segno di una crescita non effimera. In particolare il rafforzamento del partito di Bossi non solo in Veneto ed in Lombardia, è condito da un riconoscimento qualitativo del territorio: le giunte affidate alla Lega raggiungono il più alto indice di gradimento.
L’Italia dei Valori incassa un saldo importante, riuscendo a catalizzare una parte del disagio e del malcontento della base del PD e delle sinistre, tuttavia, il suo consenso è meno solido e più contingente della Lega poiché ha caratteristica di protesta e controdipendenza.
L’UDC esce da questo giro di giostra incoraggiata: il risultato delle europee rappresenta un’ulteriore conferma della scelta strategica e del posizionamento promosso dal “Partito di Casini” che incrementa la percentuale e fidelizza la propria base, ben distribuita a livello nazionale, con un profilo medio in cerca di rappresentanza e di qualità politica.
Il PDL non ne esce sconfitto: se è vero che le aspettative e le “asticelle” erano sensibilmente più alte, il risultato ha una impattante ricaduta sulle deleghe amministrative. Non si può, comunque, negare un calo del partito che implica un ripensamento di alcuni elementi del suo posizionamento. Tra le principali cause, a nostro avviso: la dipendenza eccessiva degli umori di alcune
rappresentanze territoriali; la gestione poco ortodossa della cosa pubblica; un equilibrio interno al centro-destra sempre più sbilanciato a favore della Lega.
Vinti
Il PD esce ridimensionato nei numeri e nella sostanza. Perde oltre 4 milioni di voti rispetto alle politiche in favore dell’astensione e di altri partiti: in primis l’IDV, sintomo della protesta, e della controdipendenza, ed in secondo luogo le sinistre e l’UDC, fisiologica restituzione del voto prelevato nel 2008.
Se a livello nazionale sono evidenti i fattori di crisi, la criticità profonda emerge dalle amministrative dove il voto è sintomo di insoddisfazione nei confronti delle performance di molte amministrazioni guidate dal centro sinistra. ll PD non è una marca ma un marchio da ripensare in termini di leadeship e di struttura.
I fallimenti delle formazioni minori altro non sono che la certificazione della velleità o della estemporaneità di certe proposte.
L’area della Sinistra e quella radicale meritano un discorso a parte.
Le Sinistre aggregate raggiungono il 6,4% rendendo evidente una importante domanda di rappresentanza, totalmente disattesa, stimabile fra il 6 e l’8%.
Il risultato del Partito Radicale, al di sopra delle aspettative, mostra l’esistenza di una domanda politica, in particolare nelle aree urbane e nei segmenti più “moderni” del Paese. Questo territorio ad oggi in Italia non è adeguatamente rappresentato, a differenza di altri Paesi europei. Per ritagliarsi uno spazio di rappresentanza istituzionale, l’area radicale, dovrà inventare un concetto e un marchio su cui far convergere istanze già presenti, come quelle rappresentate dai movimenti ambientalisti europei. In altre parole l’area radicale necessita di una rivitalizzazione della marca.
In Italia, all’indomani del voto, si registrano importanti istanze: il desiderio di stabilità espresso con la conferma e il potenziamento della compagine governativa; l’esigenza di ridare valore a certi paradigmi delle Politica e della rappresentanza manifestata dal non voto; la necessità per tutti i partiti di adeguare la propria identità e posizionamento ad un contesto in radicale cambiamento.