Gli italiani reagiscono alla crisi?

18 settembre 2013
Ecco i dati dell’ultimo osservatorio socio-politico di Lorien Consulting, svolto tra il 14 e il 15 settembre 2013: gli italiani reagiscono alla crisi?

Tra i fatti dell’ultima settimana spontaneamente ricordati e riportati dai cittadini italiani emergono soprattutto l’ipotesi di un intervento militare in Siria e il voto sulla decadenza di Berlusconi, temi che quasi monopolizzano il dibattito pubblico, pur non presentando particolari elementi di novità. L’attenzione dei cittadini è ormai “satura”.

Scarica il report con i principali risultati.

GLI ITALIANI VOGLIONO REAGIRE ALLA CRISI

Nonostante le forti preoccupazioni verso il pericolo di una nuova fase di instabilità finanziaria (che presenta anche un improvviso picco della paura del default finanziario) e, soprattutto, nonostante che l’82% di essi si senta personalmente colpito dalla crisi, gli italiani cercano comunque di reagire alla crisi:

  • tagliando le pese “accessorie”, soprattutto svaghi, viaggi o spese in elettronica.
  • rimboccandosi le maniche per migliorare la situazione (con la formazione, oppure impegnandosi attivamente in azioni politiche o in associazioni oppure ancora mettendosi in proprio).

La quota proprio di coloro che manifestano un atteggiamento attivo e propositivo in reazione alla crisi è in leggero aumento e , pur restando inferiore, riduce il gap con i “rinunciatari”, ovvero coloro che si dichiarano pronti a scegliere tra opzioni di fuga (come andare all’estero o accettare di lavorare anche lontano da casa).

I segnali positivi ci sono, infatti sono tornati a crescere tutti gli indici sulla salute del Paese (la percezione della situazione economica o della propria situazione finanziaria e professionale).

Per la prima volta da inizio anno si riduce anche il tasso dei nuovi licenziamenti e cresce (almeno momentaneamente) la sensazione di stabilità tra chi ha conservato il proprio posto di lavoro.

ITALIANI AGGRAPPATI ALLA FIDUCIA NELL’OPERATO DEL GOVERNO

Cresce la fiducia nel Governo: l’inversione di tendenza è evidente. Nonostante i fortissimi timori di una crisi di governo (il 57% si dichiara preoccupato) esso rappresenta oggi l’unica ancora di stabilità.

Una crisi di governo produrrebbe, secondo il 60% dei cittadini, conseguenze gravissime soprattutto sul piano finanziario e della tenuta del Paese, per questo si augurano che il governo duri e che faccia le riforme di cui necessita il Paese a partire da una nuova legge elettorale.

D’altronde proprio gli elettori del PDL sono i più preoccupati dall’ipotesi di una crisi di Governo (62%) e ritengono che le conseguenze potrebbero anche essere gravissime (73%) lasciando il Paese in una situazione di instabilità pericolosa.

I CITTADINI PRENDONO POSIZIONE

Una nuova porzione di cittadini dichiara la propria intenzione di voto per il centrosinistra e a farne le spese (in percentuale) sono certamente i 5 stelle e il PDL (sceso al 25%). Quest’ultimo tuttavia mantiene una buona posizione in termini di coalizione grazie al conseguente travaso leggero di voti verso i propri alleati (Lega Nord e Fratelli d’Italia in primis) che stanno ritrovando nuovi consensi.

Stabili le forze di centro, dove è l’UDC a recuperare qualche punto a scapito del movimento di Mario Monti.

Per maggori informazioni: comunicazione@lorienconsulting.it