Questa rilevazione è stata condotta tra il 21 e il 23 novembre, aspettando volutamente qualche giorno dall’insediamento di
Monti a Palazzo Chigi, per lasciare sedimentare i segnali provenienti dall’opinione pubblica italiana.
Ecco cosa pensano gli italiani del governo Monti e quale sia il loro orientamento di voto ad oggi.
1.
Il Governo Monti è promosso dagli italiani e non delegittima la classe politica
La designazione di Mario Monti a Presidente del Consiglio raccoglie l’approvazione di sei italiani su dieci (59,8%).
- Leggermente inferiore, invece, l’approvazione dei ministri designati, che si ferma al 45,3 per cento.
- Il nuovo governo deve durare fino alla fine della legislatura per il 46,7%, mentre il 22,5% ritiene che debba durare il tempo necessario a fare le grandi riforme di cui ha bisogno
il Paese. Solo il 9,8% ritiene che sia meglio andare a elezioni subito. Tra questi si distinguono gli elettori della Lega Nord, all’interno dei quali la volontà di andare a elezioni arriva al 40,3 per cento.
- L’insediamento del governo tecnico, per la maggioranza degli italiani, NON rappresenta una delegittimazione della classe politica. È il 39,9% a ritenere che il nuovo governo rappresenti una delegittimazione della classe politica; all’interno di questa posizione di pensiero si distinguono gli elettori di Idv (51.3%), Sinistra e Libertà (56,7%) e Lega Nord (68.6%)
- Questa improvvisa riconciliazione tra elettori e partiti ha avuto l’effetto di un nuovo clima di fiducia nel Paese, fino a qualche settimana fa estremamente spaventato. Il 65,1% ritiene che il governo Monti riuscirà a garantire la stabilità economica al Paese, e si è abbassato di circa 25
punti il timore del default del nostro Paese, passato dal 72,7% di due settimane fa all’attuale 48,6
per cento.
- Negli ultimi giorni sono circolate sulla stampa le prime ipotesi sui provvedimenti che attuerà il governo Monti. I più apprezzati sono rispettivamente la riduzione delle province il dimezzamento dei parlamentari
e dei consiglieri regionali (78%) la patrimoniale del 5 per mille con soglia oltre il milione di euro (70,1%), la riforma degli ordini professionali (55,8%) e la liberalizzazione dei servizi pubblici locali (53%). I meno apprezzati, a parte il prelievo forzoso dai conti correnti bancari, sono rispettivamente l’abolizione delle pensioni di anzianità (23.8%) e la riforma fiscale con tre scaglioni da 20, 30 e 40 (29.2%).
2.
Orientamento al voto: aumentano gli indecisi nel centrosinistra, che torna sotto il 40%
Aumenta il numero di indecisi e non rispondenti, che passa al 31,7 attuale. I rispondenti dunque si abbassano al 68,3 per cento. L’aumento è dovuto alla crescita
dell’indecisione all’interno della coalizione di centrosinistra, che non in tutte le sue componenti condivide il sostegno al governo Monti.
- Si registra in questa fase un balzo importante del Terzo Polo, che guadagna due punti, dal 12,8 al 14,8 per cento. Crescono tutte le forze del Terzo Polo, a partire dall’Udc, ora al 7,6% per cento. Alleanza per l’Italia e Mpa fanno registrare rispettivamente l’1,7% e l’1,4 per cento. Ma il recupero più importante è rappresentato
da Futuro e Libertà. La formazione di Fini ritorna oltre il 4%, un livello che non toccava dallo scorso febbraio.
- Il centrodestra fa registrare un lieve recupero, sia per il versante Pdl (al 27%), sia per il versante Lega (di nuovo oltre il 10%). Il centrodestra beneficia senza dubbio del ridimensionamento di Berlusconi, della ritrovata intransigenza della Lega, oggi unico partito di opposizione in parlamento, e del calo dei rispondenti. L’indecisione sull’orientamento al voto negli ultimi mesi era stata una prerogativa degli elettori di centrodestra,
ma in questa fase coinvolge in particolare gli elettori di centrosinistra.
- Il Pd, che appoggia il governo, cresce meno di un punto percentuale, che invece viene perso sia dall’Italia dei Valori e sia da Sinistra e Libertà. Chi infatti non condivide le aperture al governo Monti si rifugia nell’indecisione. Complessivamente si registra
dunque un calo per la coalizione di centrosinistra, che ritorna
sotto il 40 per cento.
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